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Dalle zie @ Aneddoti

Dalle Zie
Ogni ricetta è introdotta da un aneddoto ripescato nella memoria, o da un ricordo riemerso da un profumo, da una parola dialettale, da un luogo; o ancora può essere un suggerimento di cose da vedere e fare una volta qua in Salento.
 
Sagne torte, minchiareddhi e ricchie al sugo - Tagliatelle ritorte, maccheroncini e orecchiette al sugo
 
La pasta della festa. Ma anche delle domeniche di agosto. Di solito in queste giornate le zie stavano a casa a preparare il pranzo, mentre noi andavamo al mare. E al ritorno c’era l’asse di legno pieno di sagne torte, orecchiette e maccheroncini.
Ogni zia aveva, come sempre, il suo ruolo: zia Lina si occupava delle sagne torte e dei minchiareddhi, zia Gina delle orecchiette; e zia Lidia, come potete immaginare, del sugo.
Era uno spettacolo tornare e trovare la pasta sul piano di lavoro ad asciugare. Tutta stesa a prendere aria con l’accortezza che ogni pezzo non toccasse gli altri per evitare che si attaccassero tra loro.
Ma valeva anche la pena barattare una mattina al mare per veder creare da un mucchietto di farina questa pasta. Ed era sorprendente la rapidità con cui venivano create le sagne, una sorta di fettuccine attorcigliate su se stesse, le ricchie, piatto tipico e conosciuto ovunque e i minchiareddhi, fatti con l’ausilio di un ferretto lungo e sottile di forma quadrata, in dialetto cavaturo.
 
Ciambrucheddhi Lumache
 
Quando le vedo muoversi lentamente mi viene in mente il viaggio che mio padre, negli anni ’60, affrontava tutte le estati per tornare nella sua terra. Con la sua inseparabile Fiat 500 si metteva in viaggio: dal Bollate a Maglie, sapevi quando partivi ma non quando arrivavi. A Bologna l’unica autostrada deviava per Firenze lasciando gli amanti dell’Adriatico confrontarsi con una lunga lingua d’asfalto, la Strada Statale 16, che arriva fino a Santa Maria di Leuca. Prima si attraversava il capoluogo emiliano, poi la costa del divertimento con l’infilata di Rimini, Riccione, Cattolica. In Abruzzo gli appennini, il tratto più difficile: se ti trovavi dietro un camion dovevi solo avere pazienza. Infine il foggiano spianava la strada verso il barese, il brindisino e infine verso il basso Salento.
Quando mio padre tornava a casa, finite le vacanze, per far sapere ai suoi di essere arrivato sano e salvo prendeva carta e penna e scriveva una lettera. Passava qualche giorno prima che si decidesse di farlo, qualche giorno perché la missiva arrivasse a destinazione: le zie e i nonni sapevano che tutto era andato bene solo dopo una decina di giorni.
 
Marzapane
 
È lo zio Uccio che mi ha iniziato alla piacevole abitudine di fare colazione al bar di Maglie, un’abitudine che per me è diventata una irrinunciabile tradizione.
Durante le estati dei primi anni di scuola, lo zio mi portava al Caffè della Libertà e mi mostrava l’infinita possibilità di scegliere tra tutti i dolci che ogni mattina la pasticceria, che stava dietro il bancone, come una stanza dei segreti, sfornava.
Non succedeva spesso, ma quando mi veniva proposto era un momento importante. Di suo, zio Uccio, soleva dare importanza alla colazione fatta al bar. Il suo non era un banale chiedermi “Andiamo al bar a fare colazione?” ma un più solenne “Andiamo a fare le persone per bene?”.
Ancora oggi le zie, vedendomi uscire appena alzato, usano le stesse parole.
 
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